Chi Siamo

L’organizzazione di volontariato “1509 l’Imboscata; cultura, memoria, territorio” dal 2013 organizza una rievocazione storica che propone la cattura del Marchese Francesco II Gonzaga, marito di ISABELLA d’ESTE avvenuto sulla strada che da ERBE’ conduce verso ISOLA della SCALA il 7 agosto.
In quell’estate del 1509 durante la guerra della Lega di Cambrai che vede le maggiori potenze europee e lo stato Pontificio schierati contro Venezia, il Marchese di Mantova al comando dell’esercito viene mandato a Verona per stabilire definitivamente la sottomissione della città alle potenze europee.
I principali sovrani che avevano stipulato l’accordo di Cambrai erano il re di Francia Luigi XII, quello di Spagna Ferdinando d’Aragona, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo, il papa Giulio II, il duca di Ferrara Alfonso d’Este e il marchese di Mantova Francesco II Gonzaga.
 Nel maggio di quello stesso anno l’esercito veneziano che era stato battuto a Chiara d’Adda ripiega su Verona per riorganizzarsi.
I Veronesi avrebbero dovuto accoglierlo in città e condividere i disagi di un assedio; essi vi si opposero con forza arrivando al tradimento; il 31 di maggio nella chiesa di S. Anastasia il Consiglio cittadino deliberò la volontà di passare sotto il dominio dell’imperatore Massimiliano e così il giorno successivo, il 1° giugno, l’esercito veneziano leva le tende da Campo Marzo.
Due settimane dopo, il 14 giugno, arriva a Verona un proclama dello stesso imperatore Massimiliano che afferma che egli si degna di accettare la sottomissione della città ed elogia i Veronesi perché con fede e coraggio si erano tolti dalla servitù della crudele tirannia dei Veneziani che a lungo e atrocemente li avevano oppressi.
Non tutti i veronesi però hanno accettato di togliersi dalla servitù di Venezia, specialmente quelli che più direttamente avevano servito i Veneziani nella prospera fortuna che, fattasi avversa, si guardarono bene dall’abbandonarli ritenendo doveroso, invece, rafforzare la fede e raddoppiare i propri servigi.
Furono di questi, i fratelli Pompei, la cui famiglia, fra le più illustri del vecchio patriziato veronese, faceva risalire la propria origine agli antichi romani e fin da quando, nel 1405, Verona era passata sotto il dominio veneto aveva professato la sua incondizionata devozione alla Serenissima, guadagnandosene l’ammirazione e la simpatia, grazie ai meriti degli illustri capitani ed egregi funzionari.
Mentre a Verona il partito favorevole all’imperatore decideva di consegnare la città a Massimiliano, Girolamo Pompei (detto il Malanchino) e i suoi fratelli: Giacomo, Giobatta, Antonio e Alessandro decisero di rimanere fedeli a quel governo che li aveva patrocinati un tempo e di seguirne le sorti tristi o gloriose.
Il 17 giugno entra come governatore il Vescovo di Trento Giorgio di Nejdek.
Un mese dopo Padova ritorna in mano ai Veneziani, a Verona i cittadini, come gli abitanti della campagna, sono stanchi delle continue usurpazioni dei tedeschi, invocano apertamente il nome di S. Marco e imprecano contro l’imperatore che, informato della situazione, chiede al re di Francia di mandare aiuti in Verona; questi rivoltosi a Francesco Gonzaga Marchese di Mantova, lo prega di portarsi in quella città e di tenerla con tutte le forze possibili.
Al primo di agosto del 1509, col favore della parte aristocratica della città il Marchese di Mantova entra in Verona sognando nuove imprese guardando a nuove terre da conquistare.
Tutte le famiglie veronesi che erano sospettate di parteggiare per Venezia ebbero conseguenze dolorose dalla venuta del Gonzaga che dopo pochi giorni decise che era giunto il momento di guadagnare Legnago allo stato di Mantova, a cui era stato riconosciuto dalla lega di Cambraj per togliere ai Pompei momentaneamente accampativi quella fortezza.
Il Marchese si trasferisce a Isola della Scala con i suoi accampamenti (ottocento cavalli) mentre Lodovico Pico signore di Mirandola, che era al suo seguito, prese stanza ad ERBE’(quattrocento cavalli).
A Verona Lucia Ponzona, moglie di Alessandro Pompei ebbe una visita interessante da parte di un medico familiare del Gonzaga, era una vecchia conoscenza di casa Pompei perché durante gli studi era stato più volte aiutato economicamente dalla famiglia e così arrivato a Verona si era sentito in dovere di fare visita alla gentildonna che si trovava nella condizione di puerpera.
Durante la conversazione il giovane medico tentò di convincere Lucia dell’utilità che il marito e i suoi fratelli passassero al servizio dell’imperatore che li avrebbe certamente bene accolti e adeguatamente ricompensati.
La nobildonna cercò di strappare all’inesperto giovane più notizie possibili intorno al Gonzaga, ai suoi piani e al suo esercito.
Appena il medico se ne fu andato, Lucia riferì le notizie al cognato Giobatta che: provvide ad informare il fratello Agostino ad Illasi, e successivamente Girolamo a Legnago mettendolo anche al corrente che il fratello Tomio era stato incarcerato, per questo Girolamo Pompei maturò un odio profondo contro il Gonzaga raddoppiando di conseguenza il suo coraggio.
Per l’impresa che aveva in mente, pensò bene di servirsi dei paesani di Illasi, dei montanari dei Lessini e di quelli della “Montagna del Carbon” presso i quali, sapeva di godere, insieme con i fratelli di una grande autorità.
Tra quelle genti di provata fedeltà, montanari temprati alla fatica, arruola circa duemila uomini, la sera del 7 agosto, insieme con i cavalieri inviati da Venezia, si mette a capo degli uomini della “Montagna del Carbon” e si dirige alla volta di Isola della Scala, ove giunge all’alba del giorno seguente.
Il Gonzaga, lungi dall’immaginare quello che nella notte si macchinava contro di lui, era piombato in un sonno profondo.
Il terreno pianeggiante di Isola della Scala non consentendo posizioni elevate di osservazioni ha costretto il Marchese a dislocare le sue truppe in vari accampamenti suddivisi, per questo Girolamo Pompei pensò di attaccarlo in più parti contemporaneamente, lui arrivò dalla strada di Bovolone, il fratello Alessandro con duecento cavalli arrivò dalla terra che si trova tra Verona e il Tartaro  occupando tutte le strade, Agostino occupò i territori dei Frati Zoccolanti di S. Francesco dalla strada di Nogara.
Le grida altissime dei montanari, il bagliore dei fuochi, lo strepito degli archibugi e la confusione che nacque dalla semioscurità delle ultime ore della notte, fecero credere ai nemici che il numero degli assalitori fosse, di gran lunga superiore al reale.
I soldati del Gonzaga offrirono una certa resistenza, ma si resero conto della situazione grave con preoccupante spargimento di sangue pur tentando l’impossibile furono sopraffatti.
A questo bisogna aggiungere che anche le genti del luogo non appena conobbero le armi venete si sollevarono anch’esse contro il Gonzaga e si unirono ai Veneziani col desiderio di vendicare i soprusi e le umiliazioni a cui da tempo erano sottoposti dai francesi e dagli imperiali.
Il Marchese approfittando della resistenza opposta al nemico dai suoi soldati, fuggì, quasi ignudo, calandosi da una finestra del cascinale in cui alloggiava, e si nascose in un campo di saggina sulla strada che conduce ad ERBE’.
Fu però scoperto da un contadino, Domenico Guerra che lo consegnò al Pompei (Malanchino).
Dopo la cattura marciarono verso ERBE’ per dare battaglia al mirandolese, ma questi se n’era già fuggito con le sue truppe alla volta di Mantova.



CIANS - www.cians.it - Comitato Italiano Associazioni Nazionali Storiche